Dura lex, sed contra Cav.

L’Italia che ha in mente il Partito democratico a 5 stelle è una Repubblica fondata non sull’antiberlusconismo ideologico, ma sulla completa e definitiva deberlusconizzazione. Il baricentro della goffa, umiliante manovra di corteggiamento nei confronti di Beppe Grillo prevede l’escogitazione della prima legge contra personam della storia italiana. Le sue linee essenziali sono state riassunte l’altroieri, sull’Unità, dall’ex corrierista e ora parlamentare del Pd, Massimo Mucchetti: Silvio Berlusconi verrebbe dichiarato ineleggibile sulla base di un provvedimento che rende esule in patria il proprietario diretto o indiretto di Mediaset.
22 AGO 20
Immagine di Dura lex, sed contra Cav.
L’Italia che ha in mente il Partito democratico a 5 stelle è una Repubblica fondata non sull’antiberlusconismo ideologico, ma sulla completa e definitiva deberlusconizzazione. Il baricentro della goffa, umiliante manovra di corteggiamento nei confronti di Beppe Grillo prevede l’escogitazione della prima legge contra personam della storia italiana. Le sue linee essenziali sono state riassunte l’altroieri, sull’Unità, dall’ex corrierista e ora parlamentare del Pd, Massimo Mucchetti: Silvio Berlusconi verrebbe dichiarato ineleggibile sulla base di un provvedimento che rende esule in patria il proprietario diretto o indiretto di Mediaset. Di là dalle formule generali del Lodo Mucchetti, o di qualunque altra legge consanguinea possa essere scelta, stupisce la naturale, sfacciata e programmatica volontà di allestire una misura cautelare cucita sulle misure dell’ex premier. Non si dice più nemmeno: dobbiamo guardarci dal rischio che domani possa sopraggiungere un qualche emulo del Cav. Anche perché, se il tema fosse davvero questo, fra gli identikit dei predestinati alla reductio ad Berlusconim ci sarebbe già una vittima di rango: quel Grillo che il Pd ha avversato in campagna elettorale dandogli di cripto-Berlusconi, fascista e mafioso (come Tano Badalamenti). Non si vuole colpire Berlusconi in quanto titolare di un conflitto d’interessi, si valuta se tale conflitto sia sufficiente per procedere alla rimozione forzata del Caimano. Di qui la fredda analisi intorno ai limiti performativi della campagna messa in piedi dal club di MicroMega (loro, essendo gruppettari romantici, il Cav. lo vogliono dichiarare incandidabile retroattivamente, sognando così di farlo decadere e gettarlo nelle segrete; i post comunisti vantano invece metodi più cartesiani ed efficaci).
Si potrebbe obiettare – lo si è già fatto anche su questo giornale – che il Cav. di oggi è lo stesso Caimano con il quale Massimo D’Alema mise su la commissione Bicamerale. Alla fine degli anni Novanta, in casa socialdemocratica Mediaset era giudicata “una risorsa per il paese” (quasi una costola industriale della sinistra), e allora il Cav. non aveva ancora dismesso del tutto i suoi panni di capo azienda. Si potrebbe poi rammentare allo sciagurato Bersani che l’obiettivo del sacrificio cruento offerto in olocausto a Grillo è lo stesso Berlusconi con il quale – bon gré mal gré – il Pd ha governato (dicesi: governato) per interposta giunta tecnocratica nell’ultimo anno e mezzo. Parole vane. Resta dunque da immaginare il momento in cui Bersani, fresco di rottamazione, perso tutto ciò che poteva perdere nella sua non indimenticabile carriera, domanderà a se stesso se non sarebbe stato meglio sanare un’anomalia con un armistizio piuttosto che rimettersi alla clemenza degli alieni.